Rubini

Rubini

Si racconta nei testi puranici che Surya, il dio-sole, prese il sangue del possente demone Bala e fuggì nella vastità degli spazi celesti. Ravana, il sovrano dell’isola di Sri Lanka, provò a fermare il volo del dio-sole: “apparentemente terrificato dalla presenza di Ravana, Surya lasciò cadere il sangue del demone che precipitò nella profonda pozza di Bharata, circondata da una densa foresta di alberi di betel. Con il passare del tempo quelle piscine divennero sacre quanto il fiume Gange e furono chiamate Ravana Ganga. Le rive si ricoprirono di rosse pietre preziose: i rubini, tutte luccicanti d’abbagliante splendore”..

Il rubino è una varietà rossa di corindóne, od ossido d’alluminio, in cui i cristalli hanno forma di prismi a base esagonale e contengono, a volte, inclusioni minutissime d’altri minerali, come mica o ematite. Tali inclusioni sono particolarmente importanti poiché permettono di distinguere i rubini naturali da quelli sintetici. Il colore rosso è definito da una soluzione solida d’ossido di cromo, contenuto in quantità tanto piccole da essere identificabile solo ad un esame spettroscopico.

Se si guarda un rubino secondo la base appare rosso intenso mentre, se si analizza da una coppia di facce del prisma appare di colore rosso viola. Per aumentare l’intensità del rosso, valorizzando la pietra, si preferisce solitamente, nel taglio a brillante o a smeraldo, far coincidere la tavola con la base del cristallo. Caratterizzato da una lucentezza vetrosa, a volte, si osserva sulle superfici di base una luminosità perlacea.

Il valore di un rubino è basato primariamente sull’intensità e la purezza del colore: l’assoluta trasparenza, la brillantezza, l’assenza d’incrinature e sulle proporzioni eccellenti della pietra. Va da sé che ogni riduzione di qualità porta ad una diminuzione proporzionale del valore. Esistono rubini di varie tonalità: dal rosa al rosso intenso. La varietà più pregiata è quella color “sangue di piccione”, che in Asia si indica come “gocce del cuore della terra”. Altri caratteri contraddistinguono altresì questo cristallo: l’elevato peso specifico, la resistenza alle scalfitture (nella scala di valori Mohs il rubino ha una durezza seconda solo al diamante) e la freddezza al tatto.

Per la considerevole durezza i rubini di scadente valore sono utilizzati nella tecnologia laser e in polveri abrasive per lucidare gemme più tenere. A differenza d’altre pietre rosse, il colore del rubino non si modifica passando dalla luce naturale a quella artificiale. Nella gioielleria antica i rubini erano utilizzati principalmente in forma di cabochon per preservarne la massima caratura, mentre nella gioielleria più moderna si trovano in vendita in svariati tagli per soddisfare tutte le richieste dei nostri clienti.